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Articoli Tecnici

19 giugno 2010: I vantaggi che può offrire il Live View "intelligente" della Canon 7D nella pratica della macrofotografia


La Canon 7D non è certo una fotocamera "semplice". All'inizio non nego che ho avuto, nonostante la mia discreta esperienza fotografica, il timore di aver sbagliato acquisto. Ora ho capito che è una macchina di alta qualità che necessita di un approccio sempre molto "studiato". Uno degli aspetti migliori che offre la 7D per un amante della fotografia macro come me è senza dubbio quello che vado a spiegarvi.
Uno degli strumenti che da sempre accompagnano la dotazione delle reflex è il pulsante per la determinazione della profondità di campo o PDC (FOTO 1).




Questo è molto utile nella macrofotografia in cui la profondità di campo è un elemento fortemente limitante la creatività e la esecuzione degli scatti di qualità. Questo pulsante di fatto chiude fisicamente il diaframma sul valore impostato e permette la analisi della reale PDC. Ciò è molto utile in quanto attraverso il mirino reflex si ha la possibilità di visualizzare solamente il diaframma più aperto anche se sono impostati diaframmi più chiusi.Facciamo un esempio: supponendo di utilizzare il mio Sigma 180mm f3.5 EX APO Macro HSM che ha una luminosità massima f3.5,. In questo caso anche se si imposta f/11 per l'effettuazione di una foto macro l'obiettivo visualizzerà sempre f/3.5 fino al momento dello scatto. Ciò accade sia nel caso di una visualizzazione nel mirino (in cui nel momento in cui si scatta si alza lo specchio e quindi si oscurerà la visuale) sia nel caso di utilizzo del sistema live view con visualizzazione diretta sull'LCD da 920000 pixel in grado di evidenziare le zone sovraesposte (FOTO 2)



ed in grado anche di fornire sia dopo che (grandissima novità!!) prima dello scatto gli istogrammi (FOTO 3)



, l'obiettivo inserisce f/11 e l'otturatore scatta in questo caso nelle macchine di ultima generazione senza ribaltamento dello specchio e quindi senza alcuna vibrazione (elemento fondamentale per i tempi solitamente molto lunghi delle esposizioni macro caratterizzate in un ambito di qualità da diaframmi molto chiusi e da scenari poveri di luce.
Siccome però ad ogni stop di apertura si dimezza la luce entrante sino a.
a f/11 la luce è molto inferiore che a f3.5.
Utilizzando la mia Canon 40D ho sempre avuto il problema che, nella visualizzazione live view, al chiudere il diaframma, l'utilizzo del tasto della PDC provocava un drastico iscurimento della retroilluminazione dell'LCD. Questo spesso mi impediva di utilizzare proficuamente il tasto della PDC per la determinazione della miglior messa a fuoco e conseguente qualità tecnica dello scatto.
Ora invece l'LCD della Canon 7D offre un sistema di illuminazione automatica (FOTO 4)



che è in grado di compensare alla diminuzione dell'illuminazione data dai diaframmi chiusi. Questo unito alla capacità del sistema di poter ingrandire sino a 10 volte la zona selezionata dell'immagine (FOTO 5)



(questa funzione era già disponibile nella 40D) permette al macrofotografo di andare a determinare in modo assolutamente agevole (e "testabile" in diretta) quale sia il punto di messa a fuoco ideale per quel soggetto in modo che l'immagine possa avere la migliore resa possibile ed il migior posizionamento del soggetto rispetto alla PDC.


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